“Palpeggiamenti, avances, aggressioni: così puliamo i bagni a Fiumicino”.

Palpeggiamenti, ammiccamenti, aggressioni, imbarazzo. Ma soprattutto una dignità perduta. È la denuncia di alcuni lavoratori delle pulizie all’aeroporto di Fiumicino. “C’è troppo traffico di passeggeri, quindi la nostra azienda, la Airport Cleaning, ci impone di lasciare i bagni sempre aperti anche mentre lavoriamo e li puliamo. Puliamo indifferentemente le toilette di uomini e donne. E succede di tutto”, racconta Federico.

In questa storia, i nomi dei lavoratori sono di fantasia. Li abbiamo incontrati in un luogo neutro, hanno chiesto di rimanere anonimi. Sono spaventati, parlano di un’atmosfera pesante e hanno paura. Vogliono denunciare, ma sono certi che se venissero riconosciuti perderebbero il lavoro.

“I passeggeri uomini, per fare quello che devono fare, invece di andare in cabina spesso si mettono agli orinatoi. Proprio accanto a te che stai pulendo”, racconta Marika. “Spesso proviamo a mettere davanti il carrello dei prodotti per le pulizie per evitare questi imbarazzi. Ma non serve a nulla”. Anzi. “Ti può succedere di venire molestata o di sentirti dire cose tipo: ‘Dopo c’è un massaggio?’. E tu stai zitta”, aggiunge Elena. Denunciare? “Non se ne parla”.



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Airport Cleaning è una società controllata da Aeroporti di Roma. Secondo Antonio Amoroso, rappresentante della Cub – Confederazione Unitaria di Base, i dipendenti dell’azienda “fanno ormai turni gravosi, con un carico di lavoro enorme: a Fiumicino il numero di passeggeri è in costante crescita da 10 anni. A parità di numero di lavoratori”.

Per il principale hub della Capitale, secondo le rilevazioni di Aci – Airport Council International, l’associazione internazionale che misura la qualità percepita dai passeggeri in oltre 250 scali nel mondo – “nel secondo trimestre 2016 la percezione della qualità dei servizi tra i viaggiatori intervistati è la più alta mai registrata nella storia delle rilevazioni sullo scalo”. Fiumicino si piazza così al secondo posto in Europa, preceduto solo da Londra. Un riconoscimento “importante”, diceva a luglio Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Atlantia (holding di Autostrade per l’Italia e Aeroporti di Roma), “perché arriva direttamente dalle valutazioni espresse dai passeggeri italiani e stranieri e premia l’impegno ossessivo profuso negli ultimi due anni per la qualità dei servizi ai viaggiatori”.

Ma Amoroso non ci sta: “Gli elogi non possono essere conseguiti a danno della dignità dei lavoratori, un parametro che non sembra essere tenuto in considerazione dall’azienda ma che non può essere ignorato dalla Cub e dai lavoratori”. A segnalare disagi non sono solo le lavoratrici, ma anche i loro colleghi. “Non sono mancati mariti gelosi che volevano malmenare gli uomini che stavano pulendo i bagni delle donne”, dice Federico. Soprattutto “nei terminal dove c’è transito di passeggeri da e per i paesi arabi”. Punti “sensibili” dove ora l’azienda sembra però essere intervenuta, raccontano gli stessi dipendenti, assicurando – lì sì – un doppio presidio ai bagni: lavoratrici che puliscono i bagni delle donne, lavoratori che si occupano delle toilette maschili.

Capita – raramente – che anche i passeggeri siano in imbarazzo. “Qualcuno che ti dice ‘Signora, mi sento un po’ a disagio’… E allora tu esci un attimo dal bagno sperando che non ti veda il controllo qualità”. Controllo che viene effettuato per la verifica del lavoro di igiene e pulizia e che stabilisce un punteggio per i lavoratori: “A noi donne”, dice Elena, “capita spesso di avere un punteggio più basso a causa di lettere di contestazione per la qualità del nostro lavoro nei bagni degli uomini. Un punteggio più basso significa uno stipendio inferiore a fine mese. E già sono due lire”.

“Ma la cosa più grave, insieme naturalmente alla perdita di dignità, è che i lavoratori dicono di essere a rischio denuncia da parte dei passeggeri”, chiosa il sindacalista. “A fronte di una passeggera che si è messa a urlare di fronte a un addetto delle pulizie – uomo – nel bagno delle donne – si è sfiorato l’intervento delle forze dell’ordine”. E “in caso di esposto”, spiega Antonio Amoroso, “al lavoratore verrebbe ritirato il tesserino aeroportuale, senza il quale non potrebbe più lavorare fino all’eventuale chiarimento della vicenda”. La stessa prefettura “ha intravisto la possibilità che l’ordine pubblico possa essere minacciato da questi diverbi che pure sono nati e ha invitato l’azienda a intervenire”, conclude. “Per ora non abbiamo ricevuto risposta. Durante l’estate c’è stato un aumento abnorme di passeggeri e ulteriori situazioni scomodissime: ora, scadute le franchigie, ci stiamo organizzando per ulteriori iniziative di sciopero”.

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