I Russi hanno fatto vincere Trump, lo rivela un dossier della CIA

Gli 007 Usa hanno individuato attori legati al governo russo che hanno fornito a Wikileaks migliaia di email hackerate ai danni del partito democratico e di altre organizzazioni, compreso il presidente della campagna di Hillary Clinton John Podesta.
Si profila così uno scontro fra Trump e la Cia, dopo che in questorapporto l’agenzia di spionaggio Usa ha sostenuto che persone legate alla Russia hanno interferito nelle elezioni presidenziali fornendo a Wikileaks le mail dell’ex direttore di Podesta, e del Partito democratico.

Ad anticipare le conclusioni del rapporto sugli attacchi hacker pre-elezioni commissionato da Barack Obama è stato appunto il Washington Post.

Dura la replica dello staff del presidente eletto che in una nota non firmata si è chiesto se gli analisti che hanno redatto il rapporto «non siano gli stessi che dissero che Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa», l’argomento poi rivelatosi falso che servì a George W. Bush per invadere l’Iraq nel 2003.

Obama a inizio settimana aveva ordinato “un riesame completo di quanto accaduto durante il processo elettorale del 2016”, come ha spiegato la consigliera per la sicurezza nazionale, Lisa Monaco. E secondo il Washington Post, che cita una fonte al corrente di quanto riferito dai responsabili dei servizi segreti ad alcuni senatori, «dal rapporto emerge l’intervento di hacker legati a Mosca e la valutazione che l’obiettivo della Russia era di aiutare Trump a essere eletto».



Insomma, l’intervento di «attori russi noti alla comunità di intelligence» non avrebbe mirato solo a screditare il sistema elettorale americano ma a «favorire la vittoria di un candidato su un altro». «È abbastanza chiaro» che Mosca puntava a far vincere Trump, ha spiegato la fonte citata dal Washington Post.
Il 29 novembre sette senatori democratici della Commissione per i servizi segreti avevano chiesto alla Casa Bianca di desecretare quanto scoperto sulle interferenze russe e i cyber attacchi sulle elezioni, considerando che la diffusione delle mail hackerate del Partito democratico (da cui emergeva il sostegno dei vertici a Hillary Clinton rispetto a Bernie Sanders) aveva danneggiato la candidatura dell’ex segretario di Stato.
Quanto fatto trapelare della Cia, peraltro, non è ancora il rapporto formale congiunto che entro il 20 gennaio dovranno presentare alla Casa Bianca le 17 agenzie di intelligence e al momento non vi sarebbero prove che funzionari di Mosca abbiano ordinato agli hacker di consegnare a Wikileaks le mail dei democratici (Julian Assange ha negato ogni legame con il governo russo).

I servizi russi di norma usano sempre intermediari per questo tipo di operazioni in modo da poter negare ogni coinvolgimento.
Nel comunicato dello staff di Trump si invita, però, a chiudere le polemiche sulle presidenziali: «Le elezioni sono finite da tempo con una delle più grandi vittorie della storia, è tempo di guardare avanti e di ‘rendere l’America di nuovo grande».
Il 7 ottobre, un mese prima delle elezioni, il Dipartimento per la sicurezza interna americano e il direttore della National Intelligence avevano denunciato che «il governo russo ha orchestrato la sottrazione di mail di cittadini e istituzioni statunitensi, comprese organizzazioni politiche». Trump aveva già liquidato questi sospetti in un’intervista a “Time” che lo ha nominato personaggio dell’anno. «Non credo che abbiano interferito» ha detto il presidente eletto degli attacchi hacker, «potrebbe esser stata la Russia. O la Cina. O potrebbe esser stato un tizio in New Jersey».

Alla domanda se ritenesse che i servizi segreti americani siano politicizzati, il presidente eletto aveva risposto: «Penso di sì».

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